La vicenda ha avuto inizio nel 2017, quando un tribunale tedesco ha annullato il marchio di impresa appartenente a una società italiana, Testarossa, in quanto Ferrari non aveva utilizzato tale segno per un periodo prolungato (oltre cinque anni), e le ultime auto contraddistinte da quel simbolo erano state prodotte negli anni '90. Inoltre, il tribunale ha riconosciuto che la vendita di componenti destinati a quel modello tra il 2011 e il 2017 non determina l'effettivo utilizzo del marchio.Il costruttore di auto sportive non ha accettato tale sentenza; ne è risultato un ricorso davanti a un tribunale superiore e, infine, la trasmissione della questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Il principale argomento di Ferrari riguardava la continuazione della produzione e vendita di componenti meccanici recanti il marchio controverso.
Riconoscendo la causa, il Tribunale ha condiviso la posizione della società italiana e ha riconosciuto che la produzione e la vendita di componenti automobilistici per un valore complessivo di 17.000 euro nel periodo 2011‑2017 costituisce un vero utilizzo del segno distintivo, poiché in questo caso non si tratta di una semplice rivendita di prodotti, cosa che altrimenti non potrebbe essere considerata come reale utilizzo. Pertanto, l'utilizzo del segno distintivo nel contesto di componenti meccaniche contrassegnate da un marchio protetto relativo al modello di auto Ferrari Testarossa, anche in piccole quantità, garantisce l'identità di provenienza dei prodotti per i quali il marchio controverso è stato registrato.Di conseguenza, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha annullato la sentenza del tribunale tedesco, concedendo così a Ferrari il via libera a proseguire nell'uso del marchio distintivo.
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