Ferrari ha da sempre protetto il suo marchio distintivo – la sagoma di un cavallo che si erge in piedi. Nel 2016, quando l'azienda venne a conoscenza della domanda di registrazione del marchio WEE POWER, che raffigurava due cavalli formando la lettera “W” insieme con una scritta, presentò opposizione, sottolineando il rischio di confondere i consumatori. Nonostante l'opposizione, nel 2024 l'Ufficio malese dei marchi ha approvato la registrazione.Ferrari ha deferito la questione al tribunale, evidenziando la reputazione del suo marchio nonché il carattere generale delle parole “Wee” e “Power”. Tuttavia, il giudice ha respinto le pretese, riconoscendo che i due segni differiscono sia dal punto di vista visivo che concettuale, e che i settori in cui operano – automobili di lusso e bevande energetiche – non sono tra loro competitivi.
Il giudice nel suo motivato ha sottolineato che la protezione di un marchio richiede un'analisi dettagliata del contesto di mercato e del rischio reale di confusione. Il semplice fatto che gli elementi grafici siano in qualche modo simili non è sufficiente per riconoscere una violazione. Era inoltre importante che la parola “Wee” nel nome della bevanda derivasse dal cognome del fondatore, e non dall'espressione inglese “small”. Nella valutazione del tribunale, il consumatore medio non avrebbe confuso questi prodotti, e l'intenzione di copiare il marchio Ferrari non è stata dimostrata.
Un approccio simile si verifica nella giurisprudenza egizia, dove la protezione del marchio dipende dall'impressione generale che esso suscita agli occhi di un consumatore medio. I tribunali egiziani richiedono che il confronto includa l'intero segno nonché l'analisi del settore e della clientela target, e la protezione si limita ai soli beni della stessa categoria. Anche nel caso di prodotti appartenenti alla medesima classe, sono rilevanti le differenze nella natura dei beni e nelle categorie di consumatori. Analizzando il caso Ferrari sotto questo aspetto, è difficile parlare del rischio di confusione tra un'autovettura d'élite e una bevanda energetica.
La decisione del tribunale malesiano si inserisce nella tendenza internazionale di bilanciare la protezione dei marchi rinomati con il diritto alla concorrenza leale. La sentenza sottolinea che la fama di un marchio non è una tutela automatica contro ogni grafica o nome simile. L'importante è il rischio effettivo di inganno, valutato nel contesto di mercato. La sentenza potrebbe diventare un punto di riferimento per i tribunali di altri paesi, soprattutto nelle dispute in cui le corporazioni globali cercano di limitare l'attività di società più piccole e locali quando manca una vera concorrenza.
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