Nel luglio 2021 Pavel Gross‑Dneprov ha registrato il dominio www.bobcat.kz, dando inizio a uno dei più interessanti contenziosi riguardanti il cybersquatting in Kazakistan.La società Doosan Bobcat North America Inc. ha ricevuto i diritti di proprietà su marchi BOBCAT in Kazakhstan da agosto 2023, che comprendevano macchine edili e agricole. Al contrario, Pavel Gross‑Dneprov, noto come broker di domini (secondo i dati del 2021 ne possedeva circa 10 000) – come si può vedere – ha registrato bobcat.kz due anni prima di tale scadenza.La società Doosan Bobcat North America Inc., titolare dei marchi BOBCAT (classi 7 e 12 della classificazione di Nizza), ha intrapreso una battaglia legale, sostenendo che il dominio viola i suoi diritti e induce i consumatori in errore a causa della somiglianza ingannevole con il marchio registrato, del fatto che era stato messo in vendita e della potenziale mala fede dell'imputato.La principale sfida giuridica si è rivelata l'assenza di offerta di servizi analoghi da parte di Gross‑Dneprov. Conformemente all'articolo 43 della legge sui marchi, la violazione richiede la somiglianza dei beni/servizi – cosa che in questo caso non sussisteva. Il tribunale ha analizzato quindi il comportamento dell'imputato alla luce dell'articolo 177 del Codice Civile dei commercianti, che vieta pratiche scorrette.
La questione si è conclusa in modo amichevole – Gross-Dneprov ha riconosciuto le richieste di Doosan Bobcat, evitando un precedente giurisprudenziale. Se fosse arrivata a processo, la causa avrebbe incontrato gravi ostacoli.Uno dei problemi chiave era l'assenza di utilizzo commerciale del dominio da parte di Gross-Dneprova, che non offriva alcun servizio tramite di esso. Ciò avrebbe impedito l'applicazione dell'articolo 43 della legge sui marchi, che richiede somiglianza tra i prodotti o i servizi. Inoltre, la modifica legislativa del 2018 ha notevolmente indebolito la posizione dei titolari di marchi.
La vicenda ha rivelato lacune nella protezione legale, soprattutto nei casi di cybersquatting senza utilizzo commerciale del dominio. Tali azioni rimangono in una "zona grigia", e la prova di mala fede richiede ad esempio la dimostrazione del carattere speculativo della registrazione, che si può ottenere mediante documentazione del numero di domini posseduti dal convenuto (come nel caso Gross‑Dneprowa e delle sue 10 000 domini). La riduzione dell'ambito dell'articolo 43 della legge sui marchi ha trasferito al contempo il peso della prova alle norme sulla concorrenza sleale, che sono meno precise e più difficili da applicare.Per i titolari di marchi commerciali diventa cruciale implementare strategie di protezione comprensive. In primo luogo, è necessario monitorare le registrazioni dei domini prima ancora di ottenere i pieni diritti sul segno, per prevenire le prime registrazioni da parte degli speculatori. In secondo luogo, è importante raccogliere prove di mala fede, come la cronologia delle registrazioni dei domini del convenuto o la corrispondenza relativa alla vendita del dominio. Infine, vale la pena considerare meccanismi extragiudiziali, come la procedura UDRP (Uniform Domain‑Name Dispute‑Resolution Policy), che in molte giurisdizioni consente di recuperare i domini più rapidamente e a minor costo rispetto ai tradizionali procedimenti giudiziari.
La causa Doosan Bobcat vs Gross-Dneprov mostra come le imperfezioni del diritto ostacolino la lotta contro il cybersquatting. Anche in caso di accordo, l'assenza di precedenti lascia i proprietari di marchi senza strumenti per una protezione efficace in situazioni simili. Una soluzione potrebbe essere il ripristino di un'interpretazione ampia delle violazioni su internet o l'introduzione di normative speciali anti‑cybersquatting, ispirate alla statunitense Anticybersquatting Consumer Protection Act (ACPA), che penalizza espressamente la registrazione di domini in mala fede. Fino a tali cambiamenti, la combinazione di vigilanza legale, azioni proattive preventive e l'utilizzo di metodi alternativi per risolvere le controversie rimane cruciale.
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