L’imprenditrice della Pennsylvania combatte la NFL

Quando i proprietari delle squadre NFL hanno ufficialmente intrapreso passi per legalizzare il gioco del “tush push” come segno distintivo, gli appassionati dei Philadelphia Eagles in tutto il mondo hanno reagito con entusiasmo. Tuttavia, per Deanna Slamans, autodidatta designer grafico e imprenditrice dell’e‑commerce di Hershey, in Pennsylvania, questa notizia ha avuto un significato particolarmente rilevante. Slamans è stata infatti la prima persona a depositare una domanda di registrazione del marchio “tush push” lo scorso novembre 2023, pochi mesi prima che gli Eagles avviassero una richiesta analoga tramite il dipartimento marchi della NFL. Questa vicenda straordinaria dimostra come rapidità d’azione e spirito imprenditoriale possano generare conflitti legali inattesi con le più grandi organizzazioni sportive americane. La questione mette inoltre in evidenza la complessità del sistema di protezione della proprietà intellettuale nello sport, mostrando anche come piccole imprese possano competere efficacemente con i giganti del settore avvalendosi delle giuste procedure legali.

CANTO vs CANTI

Il settore vinicolo non è solo l’arte di creare bevande squisite, ma anche una complessa rete di dipendenze legali, in cui i marchi registrati svolgono un ruolo cruciale. La recente causa della Repubblica del Sud Africa getta nuova luce sulla secolare domanda che affligge avvocati e imprenditori a livello mondiale: quanto possono somigliare due marchi prima di iniziare a indurre i consumatori in errore? Nella disputa tra il produttore sudafricano di vini che utilizza il marchio CANTO e il produttore italiano che si serve del marchio CANTI, la Corte Suprema d’Appello della RSA (SCA) ha emesso una sentenza che potrebbe indurre gli specialisti dei marchi a riconsiderare questioni di somiglianza fonetica e concettuale, usanze dei consumatori nonché l’influenza del contesto di mercato sulla probabilità di errore.

Caso Starbucks in Venezuela

Starbucks, con oltre 40 000 caffè in 80 paesi, è una delle marche di caffè più riconoscibili al mondo. Il logo con la sirena è diventato un elemento della cultura pop, apparendo in film come “Il diavolo veste Prada”. Tuttavia, anche un marchio così potente può subire violazioni dei propri diritti in paesi in cui non opera ufficialmente. La storia legata alla Venezuela del 2021, di cui osserviamo il epilogo nel 2025, offre uno studio affascinante sul caso globale della protezione dei marchi.

Cybersquatting in pratica

Nell’era digitale, le marche si trovano di fronte a nuove sfide legate alla protezione della propria proprietà intellettuale. Uno dei fenomeni più problematici è il cybersquatting, ovvero la registrazione di domini internet identici o simili a marchi noti in buona fede. Questa pratica non solo inganna i consumatori, suggerendo un’associazione con marchi riconosciuti, ma crea anche importanti ostacoli per i proprietari dei marchi nella tutela dei loro diritti nello spazio digitale. Il problema assume particolare rilevanza nel contesto internazionale, dove le differenze nelle normative legali tra i paesi complicano ulteriormente l’applicazione dei diritti di marchio su Internet. Come dimostra una recente causa giudiziaria in Kazakistan, la prova di violazione dei diritti in casi di cybersquatting diventa sempre più difficile, soprattutto quando cambiamenti legislativi restringono la definizione di violazione del marchio.

Il Gruffalo e i segreti della protezione della proprietà intellettuale

Nella letteratura per l’infanzia poche figure hanno ottenuto una popolarità così elevata come Gruffalo – creazione inventata da Julia Donaldson e illustrata da Axel Scheffler. La storia di una topolina astuta e di un mostro apparentemente spaventoso, forestale, ha conquistato i cuori dei lettori in tutto il mondo. Tuttavia, dietro le quinte di questo successo letterario si cela una lezione interessante su come proteggere efficacemente la proprietà intellettuale. I creatori del Gruffalo hanno compreso perfettamente che nel mondo odierno il talento e la creatività non bastano – è altrettanto importante saper tutelare i diritti sui propri lavori. Le loro azioni dimostrano come un moderno creatore possa costruire e difendere il valore del proprio marchio attraverso l’uso consapevole degli strumenti legali, consentendo nel contempo di sviluppare il proprio universo in modo controllato. E proprio questa consapevolezza ha permesso la protezione dei propri diritti.

Come l’università si è trovata di fronte ai giganti dello streaming

Nell’industria dell’intrattenimento, dove finzione si intreccia con la realtà, i confini giuridici spesso diventano un campo di battaglia. Pepperdine University se ne è convinta il 20 febbraio 2025, quando ha intentato una causa contro Netflix e Warner Bros Entertainment. La causa riguarda la serie “Running Point” con Kate Hudson nel ruolo principale, che, secondo l’università, utilizza illegalmente elementi legati al marchio dell’ateneo. Questo conflitto giuridico pionieristico mette in luce la complessa relazione tra i diritti di proprietà intellettuale e l’espressione artistica nell’industria dell’intrattenimento.

Come un piccolo cane si è lanciato nella lotta contro un enorme castoro

Nel mondo degli affari l’ispirazione spesso porta all’innovazione, ma il confine tra ispirazione e plagio può essere sottile come un capello. Di recente negli Stati Uniti si è svolta una affascinante battaglia legale tra due marchi dal nome simile. Da un lato c’è la potente rete Buc-ee’s con il suo castoro distintivo nella cuffia rossa, dall’altro il nuovo Barc-ee’s con un cane amichevole nella sua piccola cuffia blu. Questa storia dimostra quanto si possa pagare caro un plagio troppo vicino al successo di un’altra marca, soprattutto quando questa è pronta a difendere la propria identità con tutti gli strumenti legali disponibili.

Bottiglie pressate e marchi commerciali

Nel mondo della proprietà intellettuale anche azioni apparentemente semplici, come il riutilizzo degli imballaggi, possono portare a complesse controversie legali. La società Mount Everest Breweries Limited è venuta a scoprire questo quando ha intentato una causa contro Regent Beers & Wines Limited, diventando un caso di riferimento nell’interpretazione del diritto dei marchi nel contesto del riciclo degli imballaggi. La decisione della Corte Suprema dell’India non solo ha risolto la disputa tra i concorrenti, ma ha anche stabilito nuovi standard di protezione delle marche nel settore alcolistico.

Problemi di proprietà intellettuale reali

Meghan Markle, Duchessa di Sussex, è nota per numerose iniziative imprenditoriali realizzate dopo aver lasciato la famiglia reale britannica. Una di queste è il tentativo di creare una propria marca lifestyle che rispecchi le sue passioni legate alla cucina, al fai da te e all’orticoltura. Tuttavia, il percorso per registrare il proprio marchio di fabbrica si è rivelato estremamente tortuoso, anche per una persona con così grande influenza e riconoscibilità. La storia dei problemi di Meghan con l’Ufficio Statunitense per i Brevetti e i Marchi (USPTO) dimostra che il mondo della proprietà intellettuale segue le proprie regole, davanti ai quali anche i legami reali non offrono protezione.

La battaglia dei duplicati cosmetici

Nel mondo del trucco, una controversia legale tra le marche e.l.f. Cosmetics e Benefit Cosmetics ha recentemente suscitato grande interesse. Un giudice nel Distretto Settentrionale della California ha stabilito che e.l.f. non ha violato i marchi registrati né l’aspetto commerciale dei prodotti di Benefit, creando così un cosiddetto “dupe” – una alternativa più economica al prodotto popolare della concorrente. Questa decisione riveste notevole importanza per tutto il settore cosmetico, dove la pratica di creare “duplicati” è diventata diffusa. La sentenza del tribunale stabilisce un interessante precedente riguardo ai limiti dell’ispirazione da parte dei prodotti della concorrenza e alla tutela della proprietà intellettuale nel settore beauty.