L'azienda Shorts International, proprietaria del canale televisivo dedicato ai cortometraggi, ha accusato Google di violazione del marchio "shorts", quando nel 2020 YouTube ha lanciato la sua piattaforma Shorts, dedicata a video brevi di un minuto. È stata una risposta alla crescente popolarità di TikTok.Ciò che è importante, la questione è finita in tribunale, dove Google è stato citato in giudizio per violazione dei diritti di proprietà del marchio proprio attraverso l'uso della suddetta parola, che può indurre gli utenti in errore. In seguito al processo, la parte attrice ha richiesto anche un risarcimento per la violazione dei suoi diritti.L'avvocata di Google sosteneva che la piattaforma YouTube Shorts è inequivocabilmente associata a YouTube e non può indurre i consumatori in errore riguardo alla sua origine. Di conseguenza, il colosso americano ha accettato la sfida nel contenzioso con Shorts International.
La causa è arrivata in tribunale a Londra. Il giudice Michael Tappin, che ha deciso nella causa, ha sottolineato l'assenza di rischio di confusione, poiché l'utilizzo da parte di Google della parola "shorts" non suggerisce alcun collegamento con Shorts International.Inoltre, non si può parlare di danno per la marca, poiché le azioni di Google non ledono il carattere né la reputazione dei marchi appartenenti alla società attrice. Inoltre, durante il processo non sono stati presentati prove che i consumatori avessero realmente difficoltà a distinguere tra le due marche.
In seguito, il 31 ottobre 2024 il tribunale ha emesso una sentenza nella quale ha respinto il ricorso della società britannica Shorts International contro Google per presunte violazioni del marchio registrato da parte della piattaforma YouTube Shorts. Inoltre, il tribunale ha anche sottolineato che termini comuni, come "shorts", non possono essere facilmente monopolizzati in settori che naturalmente utilizzano tali denominazioni.
La decisione del tribunale di Londra è un precedente importante che può avere conseguenze a lungo raggio per le aziende tecnologiche e mediatiche. Dimostra che, sebbene i marchi siano uno strumento cruciale per la protezione del marchio, il loro ambito ha dei limiti. Nel caso di parole dal significato generale, come "shorts", i titolari di marchi devono fare i conti con restrizioni nella loro applicazione, soprattutto quando mancano prove di reale confusione da parte dei consumatori.La vittoria di Google è una prova che, anche in complesse controversie legali, il buon senso può prevalere sulle complicazioni giuridiche. Il tribunale ha confermato che la piattaforma YouTube Shorts, nonostante l'uso di un termine comune "shorts", non viola i diritti di un'altra azienda. Per Google, questo non è solo una vittoria legale, ma anche un segnale che innovazione e sviluppo dei prodotti possono essere perseguiti senza il rischio di eccessivi vincoli da parte dei titolari di marchi.
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