Le parti inizialmente hanno collaborato concordemente, tuttavia dopo la scadenza dell'accordo di licenza la società ha smesso di pagare Dariusz Michalczewski per la promozione della bevanda Tiger. Di conseguenza il pugile ha querelato la convenuta FoodCare per tutelare il suo marchio “Tiger” quale bene personale e ha chiesto il pagamento di 2,4 milioni di złoty. Dopo alcuni anni di battaglie legali, il Tribunale di primo grado di Cracovia ha riconosciuto il reclamo di Dariusz Michalczewski e ha dichiarato il soprannome come bene personale, soprattutto perché appartiene a una persona nota, e la stessa collaborazione tra le parti si è svolta nel picco della carriera del pugile. Inoltre, il giudice di prima istanza ha osservato che l'attività della società, continuare a vendere la bevanda con lo stesso nome e tagliarsi fuori da uno sportivo celebre, era contraria alle buone usanze e inoltre violava il principio del “pacta sunt servanda” (gli accordi devono essere rispettati).
Dopo aver presentato ricorso presso FoodCare, il tribunale di seconda istanza ha completamente modificato la decisione e ha deciso a favore della società. Secondo il giudice, il soprannome non costituisce un diritto personale né possiede una rilevanza materiale-giuridica, mentre la parola Tiger non riveste valore sociale, perciò può essere liberamente utilizzata. Il tribunale ha sottolineato qui la differenza tra pseudonimo e soprannome. È proprio il pseudonimo, a differenza del soprannome, che affonda le sue radici nella dignità di ogni individuo, che è inalienabile, ed è attribuito autonomamente dalla persona interessata. Il soprannome, invece, è conferito da altre persone, ad esempio da un giornalista come avvenuto nel caso di Dariusz Michalczewski.Di conseguenza, il celebre pugile ha presentato ricorso cassazione presso la Corte Suprema, sostenendo tra l'altro che la distinzione tra pseudonimo e soprannome assume una connotazione arcaica.
La Corte Suprema, esaminando la questione, ha indicato che, valutando soprannome e pseudonimo dal punto di vista giuridico, è necessario concentrarsi sul loro legame (come valore protetto) con la persona in questione. In tal modo, la tutela dei diritti della personalità non può essere estesa alla protezione di qualsiasi valore rilevante per la persona. Secondo la SC, è proprio il pseudonimo che costituisce un bene personale, poiché rappresenta un elemento che consente l'identificazione autonoma di una determinata persona, a differenza del soprannome. Il soprannome, invece, è un elemento che completa il nome e cognome della persona e compare insieme agli altri dati anagrafici, non sostituendoli. Di conseguenza, in questo caso non si può parlare di un legame indissolubile con la persona. Considerando le suddette riflessioni, nonché il fatto che Dariusz Michalczewski utilizzava il soprannome Tiger accanto al proprio nome e cognome – egli non può avvalersi della tutela riconosciuta ai diritti della personalità.Di conseguenza, la Corte Suprema, con sentenza del 23 ottobre 2020, ha respinto il ricorso in cassazione del celebre Tiger Michalczewski.Tale decisione significa che Dariusz Michalczewski non possiede un diritto esclusivo all'uso dell'indicazione "Tiger", il che può avere rilevanza per altre imprese e per eventuali controversie in corso riguardanti l'utilizzo della parola Tiger.
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